Ma in che misura possiamo affermare che le PMI della PACA e della Catalogna sono più performanti di quelle delle ragioni italiane? La risposta a questa domanda è disponibile ad oggi solo per l'Emilia-Romagna che nella seconda fase del progetto Fattore K ha voluto indagare a fondo sulle performance del proprio sistema turistico attraverso un'intensa attività di ricerca sviluppata su tre livelli: analisi dei bilanci degli ultimi cinque anni di circa 100 PMI turistiche società di capitali, interviste dirette a imprenditori o manager delle stesse imprese, rilevazione delle opinioni, esigenze e proposte di circa 100 stakeholder del settore turismo dell'intera regione. Il tutto a confronto ancora una volta con quanto analizzato sui sistemi turistici di PACA e Catlogna.
Posizionamento e trend Emilia-Romagna
I primi dati analizzati riguardano il posizionamento delle regioni sul fronte arrivi e presenze. Il buon risultato ottenuto nel 2006 dall’Emilia-Romagna con un incremento del 5,1% sulle presenze rispetto al 2005 e del 3,9% sugli arrivi appare meno brillante a confronto con la Catalogna che nel medesimo periodo ottiene risultati addirittura a due cifre con una crescita del 19,5% delle presenze e del 17,8% sugli arrivi. Molto meno performante la PACA che ottiene rispettivamente un +0,9% sulle presenze e un +0,3 sugli arrivi.
L’Emilia-Romagna presenta una forte prevalenza di mercato nazionale con una quota di stranieri che passa dal 25,8% del 2001 al 23,8% del 2006. Calo anche per la PACA che passa da una quota del 40,4% del 2001 al 37,4% nel 2006 mentre la Catalogna mantiene una prevalenza di mercato straniero che passa dal 52,2% del 2001 al 52,8 nel 2006. Per l’Emilia-Romagna in particolare si conferma il rallentamento del mercato tedesco tanto che dalla Germania tra il 2001 e il 2006 vengono a mancare oltre 164.000 arrivi. Perdite che solo parzialmente si recuperano con gli incrementi da altri mercati come ad esempio Russia e paesi dell’Est che passano da 205.000 arrivi del 2001 a oltre 255.000 nel 2006. Significativi incrementi anche sul fronte della Cina che, seppure con cifre ancora modeste passa dai 14.000 arrivi del 2001 agli oltre 35.000 del 2006. In calo anche Austria, Svizzera, UK mentre lievi incrementi si registrano dalla Francia, Benelux, Scandinavia, Spagna e Portogallo.
Trend per tipologia d’offerta e tipologie di strutture ricettive
La Riviera si conferma la destinazione con il maggior numero di presenze, dal 2001 al 2006 mostra un trend in progressivo calo. Crescono seppure di poco le città capoluogo mentre l’offerta termale e il turismo verde dell’Appennino registrano un lieve calo. Significativi anche i dati sulle strutture ricettive. L’analisi mette in evidenza l’andamento altalenante dei tre stelle, una crescita di arrivi e presenze nelle strutture 4 e 5 stelle e nell’extralberghiero, e un netto calo delle presenze negli hotel a 1 e 2 stelle che tra il 2000 e il 2006 perdono un terzo degli arrivi e quasi la metà delle presenze. Un approfondimento sulla distribuzione mensile degli arrivi nell’arco dell’anno rivela una situazione pressoché invariata negli ultimi cinque anni: un dato che porta a riflettere sugli interventi e le politiche di destagionalizzazione sinora attuate nelle regioni. A questo si aggiunge la nota dolente sul tasso medio di occupazione che passa dal 25,5 del 2000 al 23,6 del 2005 nonostante un significativo aumento nel medesimo periodo di presenze e posti letto.
Aeroporti
I 4 aeroporti dell’Emilia-Romagna ottengono risultati molto al di sotto di quelli rilevati in PACA e Catalogna. Significativo ad esempio che con quasi 4 milioni di arrivi l’aeroporto intercontinentale di Bologna sia più o meno allo stesso livello di quello di Girona specializzato nel solo low cost. Complessivamente il sistema aeroportuale dell’Emilia-Romagna registra circa 5 milioni di arrivi pari a poco più della metà di quelli registrati dal solo aeroporto di Nizza (9,9 milioni).
Quanto investono in conoscenza le PMI dell’Emilia-Romagna e quale ritorno di business ottengono?
L’analisi dei bilanci di 99 PMI turistiche società di capitali (54 hotel e 45 Tour operator e Agenzie di Viaggi) e le interviste dirette a imprenditori e manager del medesimo campione hanno messo in evidenza che per ogni euro investito in conoscenza (cioè beni immateriali) le PMI dell’Emilia-Romagna realizzano 8,5 euro di fatturato, contro i 10, 7 della PACA e i 19 della Catalogna. Anche su valore aggiunto e risultato ante imposte il divario tra PACA e Catalogna ed Emilia-Romagna è molto evidente. Le PMI emiliano romagnole per ogni euro investito ottengono un valore aggiunto pari a meno della metà di quello della Catalogna e un utile lordo inferiore di dieci volte. Le differenze si fanno sentire meno per le società di servizi (TO e ADV) che registrano performance nettamente superiori a quelle degli hotel e pressoché in linea con le performance delle loro colleghe di PACA e Catalogna. Un risultato che va di pari passo con l’andamento delle presenze che crescono a ritmi molto più sostenuti in Catalogna rispetto all’Emilia-Romagna e alla stessa PACA.
In che cosa investono le PMI turistiche?
La top ten degli investimenti vede al primo posto per tutte e tre le regioni l’ambito internet e al secondo posto gli interventi finalizzati a sviluppare business quali ad esempio ricerche di mercato e business plan. Ma il dato più eclatante emerso dal confronto è che solo il 60% delle PMI dell’Emilia-Romagna investe in formazione, sviluppo delle relazioni e ricerca di nuovi prodotti mentre questi stessi investimenti sono realizzati dall’85% delle imprese della PACA e dal 90% di quelle della Catalogna. Il divario è ugualmente alto sul fronte degli investimenti in certificazioni, marchi e brevetti per nuovi prodotti.
Cosa pensano, propongono e chiedono i 100 stakeholder del sistema turistico dell’Emilia-Romagna?
Rappresentanti di associazioni di categoria, presidenti e coordinatori delle unioni di Prodotto, sindaci e assessori turistici elle principali località turistiche, referenti del sistema aeroportuale, del credito e della formazione compongono il panel dei 100 stakeholder del sistema turistico regionale che complessivamente vantano un patrimonio di conoscenza e competenza applicato in oltre 300 progetti di sviluppo sul turismo. Dall’alto della loro competenza ed esperienza i 100 stakeholder hanno raccontato cosa pensano del sistema turistico emiliano romagnolo individuandone caratteri distintivi, punti di forza, di debolezza, opportunità di sviluppo, minacce ma soprattutto esigenze e proposte per sostenere lo sviluppo e la competitività delle PMI turistiche.
Punti di forza e caratteri distintivi
Emerge il quadro di un sistema turistico caratterizzato prevalentemente da una radicata cultura dell’accoglienza e dell’ospitalità, con un’offerta variegata e ben organizzata in un contesto ad alta qualità della vita e improntato alla cultura del viver bene. La forza del sistema risiede nella capacità di integrazione tra pubblico e privato, nell’affermato modello turistico della costa e nel DNA turistico di persone e territorio. Il tutto rafforzato dal senso innato per l’ospitalità di chi fa turismo, dalla creatività e professionalità degli imprenditori e da un buon rapporto qualità/prezzo dell’offerta. Tra i punti di forza anche il patrimonio culturale, storico, enogastronomico e ambientale.
Di contro sono riconosciuti come elementi di debolezza la dimensione delle imprese turistiche giudicate troppo piccole, poco redditizie, con modelli organizzativi inefficienti, con forti difficoltà di accesso al credito e spesso con strutture ricettive inadeguate alla nuova domanda. La difficoltà a fare sistema tra privati e i modelli di comunicazione e promo-commercializzazione non sempre efficaci, indeboliscono il sistema che, secondo gli stakeholder non sempre dispone di una struttura istituzionale e organizzativa adeguata o efficiente. Altre debolezze sono riconducibili al territorio dove i problemi di viabilità e inquinamento e l’eccessiva urbanizzazione compromettono o ostacolano la crescita del turismo. Le opportunità passano attraverso lo sviluppo di nuovi turismi (verde, sportivo, culturale, eventi, nautico, crocieristico, etc), le politiche integrate e la capacità di far leva sui caratteri identitari tra cui stile di vita, capacità di innovare e spirito creativo. Rischio ambientale, urbanizzazione eccessiva, crescita di competitività degli altri sistemi turistici vicini sono alcuni degli elementi vissuti come minacce. Lascia poco sereni anche il dilemma se sia opportuno o no per le imprese turistiche modificare il modello organizzativo che a fronte di una crescita dimensionale e di una maggiore redditività potrebbero vedere compromessi i caratteri identitari che ne hanno garantito il successo sino ad oggi.
In conclusione emerge una forte preoccupazione anche per l’assenza di un progetto strategico di sviluppo, la mancanza di visione e la difficoltà di governance a rispondere in modo adeguato alle nuove sfide.
Sulle esigenze delle PMI turistiche gli stakeholder segnalano la necessità di maggiori supporti e incentivi per investimenti di riqualificazione, programmi e supporti per la formazione tecnica e manageriale e nuovi strumenti per approfondire la conoscenza dei mercati. A questo si aggiunge la necessità di aumentare attenzione e investimenti verso i cosiddetti turismi di nicchia, di accrescere gli interventi di promozione e commercializzazione e di dare ulteriori incentivi per favorire la destagionalizzazione dell’offerta. Più supporti per fare rete, idee innovative e coraggiose, maggiore progettualità e politica efficiente capace di premiare e sostenere i migliori completano il quadro delle esigenze delle PMI. Tra le richieste di intervento richieste alla Regione Emilia-Romagna la necessità di studiare nuovi strumenti finanziari per favorire l’acquisto degli alberghi da parte degli affittuari, l’abbattimento della burocrazia attraverso sportelli per l’impresa, la richiesta di semplificazione normativa, nuovi standard e regole di accesso ai finanziamenti e interventi per favorire l’accesso al credito. Inoltre gli stakeholder invitano la Regione ad applicare nuovi modelli di governance, a sviluppare una maggiore capacità di coordinamento e a intensificare l’integrazione tra assessorati e competenze regionali. Nell’ambito della progettualità turistica si chiede maggiore attenzione verso le località svantaggiate a cui fa eco l’esigenza di una maggiore selezione e applicazione di criteri meritocratici nei Club di Prodotto considerati con la legge regionale 7del 1998, uno dei fattori di forza del sistema turistico regionale.
Sul piano delle infrastrutture gli stakeholder chiedono interventi per aumentare accessibilità e vivibilità delle aree turistiche, un miglioramento della rete viaria, dei collegamenti pubblici e la realizzazione della metropolitana di costa. Sul fronte del mercato chiedono una forte innovazione del marketing con maggiore accessibilità alle statistiche, più comunicazione, grandi eventi e benchmarking con altri sistemi turistici. Sul fronte degli aeroporti si chiede che la Regione assuma il ruolo di cabina di regia in grado di coordinare le politiche di sistema e mettere la parola fine alla concorrenza tra i 4 aeroporti di Parma, Bologna, Forlì e Rimini. A questo si aggiunge la necessità di sostenere le politiche di sviluppo del low cost, creare e favorire le sinergie tra sistema turistico e aeroportuale e fare degli stessi aeroporti veri e propri luoghi di accoglienza turistica. L’argomento formazione vede tutti i stakeholder concordi nel sostenere che occorre investire di più individuano contenuti e modelli formativi vicini alle esigenze delle imprese. Formazione quindi ma più a misura di impresa, accessibile e possibilmente proposta da un sistema di offerta aggregato e di qualità.
Infine gli stakeholder hanno fornito alcune indicazioni su come immaginano il futuro del turismo dell’Emilia- Romagna. Tra tutti i modelli prevale quello di un turismo capace di salvaguardare l’ambiente più accessibile, a misura d’uomo, più glamour e meno nevrotico capace di valorizzare l’identità territoriale, investendo sul patrimonio culturale, sui turismi tematici e sulle potenzialità che possono fare dell’Emilia-Romagna la regione per eccellenza del viver bene.




Realizzato nell'ambito del progetto interregionale di sviluppo turistico "Fattore k - Gli investimenti immateriali per il successo internazionale del sistema delle PMI turistiche e agro-alimentari più significative" (L. 135/01)